Fa parte di Fondi librari/Fondi librari
Francesco Cannizzaro - Pubblicato online il 17/09/2025 - DOI: 10.35948/DILEF/Dalib/3833
Nel 1928 giungono a Firenze in una busta i primi resti dei papiri scoperti da Annibale Evaristo Breccia presso il kôm (letteralmente: “cumulo”) Ali-el Gammân a Ossirinco (attuale el-Bahnasa), in Egitto, a una profondità tra m. 7,5 e 9. Una volta ottenuto il permesso di spostare la tomba dello sceicco Ali-el Gammân, tra il 1931 e il 1932 viene effettuata una campagna di scavi che porta alla luce un gran numero di frammenti di papiri letterari sepolti nel kôm, i quali attualmente sono conservati in parte a Firenze in parte al Cairo[1].
Fin da subito si è notato che, insieme ai testi letterari, dalle sabbie del kôm emergevano numerosi testi documentari riconducibili alla famiglia di Sarapione Apolloniano. Questi, il membro più illustre della famiglia, era originario di Ossirinco, dove la sua presenza è certa nel 214/215 d.C. e dal 226 al 244. Fu altresì stratego delle merides di Themistos e Polemon nell’Arsinoites (almeno tra il 207 e il 210 d.C.) e dell’Hermopolites (219-221 d.C.); acquisita la cittadinanza romana, fu noto anche come Aurelio Apolloniano[2]. Ciò ha portato a pensare che i papiri letterari scoperti facessero parte di un’unica biblioteca, e specificamente della biblioteca della famiglia dei Sarapioni[3]. A parere di Girolamo Vitelli, primo editore della maggior parte di quei frammenti, pubblicati nel 1935 nel volume XI dei Papiri Greci e Latini della Società Italiana (da ora in poi PSI) «probabile ipotesi è quindi che anche la biblioteca letteraria, donde tutti questi frammenti (alcuni eccezionalmente preziosi) provengono, appartenesse alla medesima famiglia [scil. di Sarapione Apolloniano], pur non essendoci altrimenti note le persone di questa famiglia che fossero in grado di leggere Eschilo, Sofrone, Callimaco, etc.» (p. 56).
Questa «probabile ipotesi» è stata in seguito accolta da numerosi studiosi, ma non bisogna dimenticare che si basa su una supposizione: l’unico dato di fatto è che i papiri letterari e quelli documentari ritrovati sono stati gettati nel kôm nello stesso periodo (ossia, probabilmente, verso l’inizio del IV sec. d.C.); in mancanza di rapporti diretti e dimostrabili tra di essi, i testi letterari e i testi documentari, anche qualora si presentino sul recto e sul verso dello stesso papiro, non necessariamente hanno la medesima provenienza. Per questo motivo, alcuni studiosi, sia a proposito di questo caso specifico sia in generale, si sono mostrati assolutamente scettici sulla possibilità di connettere papiri documentari e letterari trovati simultaneamente[4].Tuttavia, in alcuni casi si può forse essere più ottimisti[5] e, anche per quanto riguarda i papiri trovati da Breccia, sembra ragionevole pensare a un unico fondo appartenente alla famiglia dei Sarapioni e contenente papiri documentari e letterari, che è stato gettato via tutto insieme[6].
Nei suoi scritti Breccia non fa riferimento a scavi di studiosi a lui antecedenti presso il kôm Ali-el Gammân. Sappiamo, però, che Ermenegildo Pistelli ha scavato presso il kôm, benché non sia noto che cosa vi abbia ritrovato[7], e, soprattutto, è possibile ormai affermare con certezza che Bernard P. Grenfell e Arthur S. Hunt, ancor prima di Pistelli e Breccia, effettuarono scavi significativi e fecero importanti ritrovamenti presso il kôm Ali-el Gammân[8]. Grenfell e Hunt nei loro reports non danno indicazioni precise in merito al luogo del loro secondo e terzo ritrovamento di papiri letterari (sul fatto che i ritrovamenti siano due, e non uno solo, si veda infra), ma un’analisi del loro taccuino e della mappa da loro disegnata con l’indicazione dei kimân lascia supporre che durante la loro quinta campagna di scavi a Ossirinco i due si siano concentrati anche sul kôm Ali-el Gammân (indicato come “K20”)[9].
È importante, a questo punto, capire in quanti fondi librari Grenfell e Hunt si siano imbattuti scavando nel kôm. Va detto, innanzitutto, che il 13 gennaio del 1906, appena pochi giorni prima degli scavi sul kôm Ali-el Gammân, Grenfell e Hunt hanno scoperto il primo grande fondo librario ossirinchita contenente opere classiche nel kôm identificato come “K5”[10]. Subito dopo, cominciano gli scavi sul kôm Ali-el Gammân e l’ipotesi tradizionale è che si sia ritrovato un solo grande fondo librario, distribuito su due livelli distinti di profondità (a circa 8 piedi e 25 piedi, cioè m. 2,5 e 7,5) oppure interamente collocato a 23/25 piedi, cioè m. 7/7,5 di profondità[11]. Questa ipotesi sarebbe avvalorata dal fatto che nel report di Grenfell e Hunt si parla esplicitamente solo del ritrovamento di una “seconda biblioteca classica” (“seconda”, ovviamente, rispetto a quella trovata nel kôm “K5”). Vi sono, tuttavia, numerosi elementi che spingono in un’altra direzione: una lettura attenta dei reports di Grenfell e Hunt[12] e di alcuni altri documenti (una lettera del 18/02/1906 e la prefazione al volume XVII della serie The Oxyrhynchus Papyri, da ora in poi P.Oxy.[13]) fanno pensare a due ritrovamenti distinti occorsi nello stesso kôm Ali-el Gammân, ma in luoghi leggermente diversi e a livelli differenti, dove sono stati rinvenuti fondi librari distinti. Se ci atteniamo a questa interpretazione, che pare la più convincente, il primo di questi due ritrovamenti sarebbe avvenuto a m. 2,5 di profondità: Grenfell e Hunt ne enfatizzano subito l’abbondanza di materiale, ma anche le cattive condizioni in cui versano molti dei papiri letterari[14]; il secondo di essi, collocato a m. 7,5 di profondità, è ricchissimo di papiri documentari e ha conservato alcuni papiri letterari anche di discreta lunghezza.
È con quest’ultimo fondo librario, cioè il secondo scoperto da Grenfell e Hunt nel kôm Ali-el Gammân e il terzo in assoluto della stagione di scavi, che i ritrovamenti di Breccia del 1927/1928 e del 1931/1932 mostrano interessanti affinità[15]. Innanzitutto, luogo e profondità del ritrovamento sono, a questo punto, assimilabili (kôm Ali-el Gammân, a una profondità di circa m. 7,5). In secondo luogo, analoga sarebbe la compresenza di materiale letterario e di abbondanti testi documentari in buone condizioni. In terzo luogo, se è vero che sono carenti i dati archeologici, di cui sia Grenfell e Hunt sia Breccia erano parchi, sono riscontrabili affinità qualora si analizzino i papiri ritrovati nelle due campagne di scavo.
Occorre qui una premessa. Laddove la maggior parte dei papiri ritrovati da Breccia sono stati pubblicati in PSI XI con i numeri 1184-1222 e sono chiaramente identificabili[16], molto più difficile è capire quali papiri Grenfell e Hunt abbiano reperito nel loro terzo ritrovamento. L’unica indicazione è una breve nota di Hunt nella prefazione a P.Oxy. XVII (p. v): «In this Part […] a selection of documents of the Roman age has been combined with a number of literary texts. Many of the latter come from the third of the large groups found in 1906 (see Archaeological Report 1905-6, p. 13), which has not hitherto been drawn upon». Fino a prova contraria, dunque, i papiri letterari ossirinchiti da XVII 2075 a 2103 sono da considerarsi provenienti dal terzo ritrovamento di Grenfell e Hunt, ma, ovviamente, non tutti devono necessariamente appartenere ad esso[17]; d’altro canto, è ben possibile che alcuni papiri pubblicati in volumi dei P.Oxy. successivi al XVII possano appartenere allo stesso ritrovamento. Questo stato di cose rende difficile confrontare i papiri ritrovati nel terzo fondo di Grenfell e Hunt e nel “fondo Breccia”, ma è possibile fare alcune considerazioni.
Innanzitutto, per quanto riguarda i testi documentari, dei quali Hunt non fa motto nella prefazione sopra citata, è sorprendente che in P.Oxy. XVII compaiano numerosi documenti in cui sono citati membri della famiglia dei Sarapioni. Dal momento che il lotto di papiri trovati da Breccia nel kôm Ali-el Gammân si caratterizza proprio per la menzione continua dei Sarapioni, è ipotizzabile che tra P.Oxy XVII e i papiri rinvenuti da Breccia ci sia una qualche relazione[18].
Se si passa ai testi letterari, al di là di una generica affinità tra autori e opere del “fondo Breccia” e del terzo fondo di Grenfell e Hunt, c’è il famoso caso dei papiri callimachei PSI XI 1217 e P.Oxy. XVII 2079 che sono parte dello stesso rotolo, al quale appartiene anche P.Oxy. XVIII 2167 (con un addendum in P.Oxy. XIX, pp. 147-149). L’appartenenza a uno stesso rotolo di un papiro pubblicato in P.Oxy. XVII e uno pubblicato in PSI XI e riconducibile al fondo di Breccia è a mio avviso un indizio forte del fatto che il terzo fondo di Grenfell e Hunt e quello scavato da Breccia siano lo stesso fondo. Purtroppo, casi simili che sono stati identificati riguardano non tanto P.Oxy. XVII, come il caso del rotolo callimacheo sopra menzionato, bensì soprattutto P.Oxy. XVIII[19]. D’altra parte, non è implausibile che in P.Oxy. XVIII, benché nulla di rilevante al riguardo sia stato scritto nella prefazione, si trovi materiale inizialmente destinato a P.Oxy. XVII, come del resto farebbe pensare lo stesso fatto che il rotolo callimacheo cui si è fatto cenno supra è stato pubblicato parte in P.Oxy. XVII e parte in P.Oxy. XVIII. Infine, sono assai utili, quando li si riesce a rintracciare, i numeri di inventario dei P.Oxy.: nei casi in cui su base paleografica si stabilisce un collegamento tra un papiro pubblicato in P.Oxy. e uno riconducibile agli scavi di Breccia e pubblicato in PSI, l’indicazione “5B” nel numero di inventario del papiro ossirinchita segnala che esso è stato rinvenuto nel corso della quinta campagna di scavi di Grenfell e Hunt (a questo si riferisce il numero “5”) a Ossirinco (moderna El-Bahnasa, abbreviata con “B”); tale indicazione, dunque, corroborerebbe (sia pure non in modo conclusivo) l’ipotesi secondo cui il papiro in questione fosse effettivamente parte del cosiddetto fondo dei Sarapioni. Si considerino, per esempio, P.Oxy. XVIII 2163 (numero di inventario: 5B.69) e PSI XV 1472 (Aeschylus, Myrmidones) o anche P.Oxy. LVII 3882 (numero di inventario: 5B.99/D[4-6]b) e PSI XI 1195 (Thucydides, Libro I)[20].
A questo punto, se si accetta la sovrapposizione tra il terzo fondo di Grenfell e Hunt e il fondo di Breccia, e si riconduce tale fondo librario alla famiglia dei Sarapioni, è possibile redigere una lista delle opere che figuravano nella biblioteca di una delle famiglie di lingua e cultura greca più potenti della zona di Ossirinco tra II e III sec. d.C.: si rimanda, per questo, alla sezione “Autori e opere”[21]. In generale, si può affermare che non si tratta di una biblioteca specialistica, a differenza di quella ritrovata tra le ceneri di Ercolano (vd. BIBERC-LET). Con l’eccezione di Menandro, la cui assenza sorprende[22], compaiono fondamentalmente le opere che ci si aspetta da un fondo librario: dai poemi di Omero ed Esiodo alla lirica arcaica, dal dramma di V sec. a.C. ai dialoghi filosofici di Platone, fino all’elegia ellenistica di Callimaco ed Euforione; non manca neanche la cosiddetta “letteratura di consumo”, rappresentata dai romanzi[23]. Numerosi papiri sembrano testimoniare un particolare interesse per storiografia e retorica: mi riferisco non solo ai papiri contenenti opere di Lisia, Isocrate e Demostene o di Erodoto, Tucidide e Senofonte, in sé piuttosto comuni, ma soprattutto a rinvenimenti più particolari quali i Chronica di Flegonte di Tralle, la Vita Eumenis di Arriano e certi lessici e trattatelli anonimi di retorica. Al fondo sono riconducibili anche due papiri in lingua latina, ossia le Insitutiones di Gaio e una misteriosa opera incentrata sul regno di Servio Tullio (almeno, nella parte che è giunta fino a noi), la quale è coerente con l’attenzione alla storiografia riscontrabile sulla base di altri indizi.
La maggior parte dei papiri è databile al II sec d.C. – pochi sono databili tra I e II sec. d.C. e pochi oltre l’inizio del III sec. d.C.[24] – e risulta vergata da scribi professionisti[25], le cui mani sono state spesso identificate anche in papiri ossirinchiti provenienti da altri fondi librari[26]. L’ipotesi più economica è, dunque, che i proprietari del fondo tra il II sec. e i primi anni del III si siano rivolti al mercato librario a loro contemporaneo per formare la biblioteca, la quale, comunque, poteva già contenere qualche volume di I sec.
Può destare stupore la presenza nel fondo di più copie, talora per giunta coeve, della stessa opera. Ciò, però, si può agevolmente spiegare se si pensa che probabilmente siamo di fronte alla biblioteca di un’intera famiglia e, pertanto, più componenti di essa potevano possedere, per esempio, lo stesso libro dell’Iliade (libro VI in PSI XI 1184 e in PSI XI 1185 + XVI 1579; libro IX in PSI XI 1186 e in PSI XI 1187) o delle Storie di Erodoto (libro I in P.Oxy XVII 2095 e in P.Oxy. XVII 2097)[27]. Colpisce, piuttosto, che un discreto numero di papiri sia corredato da più o meno imponenti apparati paratestuali (note contenenti parafrasi, glosse o commenti), oppure conservi veri e propri commentari a opere poetiche (basti pensare ai famosi Scholia Florentina agli Aitia di Callimaco): questo fa supporre che il proprietario del fondo – o meglio, uno o più dei proprietari del fondo – fosse animato da interessi filologici e/o eruditi, confermati dal fatto che alcuni testi ritrovati sembra siano stati corretti in seguito alla collazione con un altro esemplare[28].
Da sottolineare, infine, è che in alcuni casi opere letterarie si trovano scritte sul verso di rotoli già usati in precedenza: papiri documentari presentano sul verso copie eleganti, o comunque certamente scritte da scribi di professione, di libri dell’Iliade[29]; un’operetta sulla retorica e un lessico tachigrafico sono stati scritti sul verso di altre opere letterarie[30]. Certamente, tali occasionali istanze di riuso possono essere legate a ragioni economiche (senza dover necessariamente immaginare improbabili ristrettezze economiche della famiglia) o a penuria di materiale scrittorio vergine. D’altra parte, nel caso specifico del fondo librario in questione, non va tralasciato il fatto che Sarapione Apolloniano, avendo ricoperto incarichi pubblici, doveva aver avuto facile accesso a rotoli documentari che costituivano materiale scrittorio a costo zero adatto alla confezione di copie di livello mediocre[31]. Inoltre, si è pensato, sulla base delle note sulla retorica e del lessico tachigrafico rinvenuti sul verso di opere letterarie, a esigenze di tipo pedagogico, che potrebbero accordarsi con la presenza nel fondo di opere quali il cosiddetto De proverbio e l’Oratio pro Didymo[32].
Molti sono gli elementi ancora misteriosi che concernono il fondo librario dei Sarapioni, soprattutto la sua parte letteraria. Questa biblioteca, che, come si è cercato di argomentare, è stata scoperta in parte da Grenfell e Hunt e in parte da Breccia e può essere ricostruita grazie al contributo dei volumi sia dei P.Oxy. sia dei PSI, per motivi a noi ignoti è stata gettata via insieme agli archivi della famiglia verosimilmente a inizio IV sec. d.C., un paio di generazioni dopo l’ultimo documento databile[33].
Bibliografia di riferimento: dopo il pioneristico contributo di Turner 1952, in cui si trovano discusse già molte delle questioni su cui si sarebbe incentrato il dibattito critico successivo, cf. Funghi – Messeri Savorelli 1992a e 1992b, Houston 2007 e Ciampi 2009. Una recente messa a punto, con catalogo delle opere, in Houston 2014, pp. 143-156 e 287-296.
Cf. Breccia 1933, pp. 45-47, le cui parti salienti sono riportate in Ciampi 2009, p. 142; si veda anche Breccia 1937, pp. 110-116. ↑
A proposito della strategia di Sarapione nell’Arsinoites e nell’Hermopolites, cf. Whitehorne 2006, pp. 47 e 70. Più in generale, su Sarapione Apolloniano e la sua famiglia (le testimonianze su di essa risalgono già alla prima metà del II sec. d.C.), cf. Turner 1952, pp. 86-90, Bastianini 1969 e, con analisi e discussione di quasi tutti i documenti significativi, Moioli 1987. Turner 1952 ha anche il pregio di disegnare in poche pagine un affresco suggestivo della società e della cultura a Ossirinco, in particolare dell’élite ellenizzante, in età romana; a questo proposito, cf. ora Parsons 2014. ↑
Cf. già Breccia 1933, p. 46: «La famille de Sarapion Apollonianos s’intéressait beaucoup, parait-il, à la littérature grecque et sa curiosité intellectuelle était très étendue et de bon goût». ↑
Cf. soprattutto Clarysse 1983 (benché non sia considerato il caso di Ossirinco e dei Sarapioni); nello specifico, scettica sull’identificazione dei Sarapioni come possessori del fondo ossirinchita in questione è Medea Norsa nella sua introduzione, nel volume XII dei PSI (p. 37), al gruppo di papiri PSI XII 1243-1261. ↑
Si pensi al cosiddetto “fondo di Aurelia Tolemaide”, studiato da Bagnall 1992. Un altro caso, su cui Sampson 2023 ha recentemente fatto il punto, riguarda Karanis e i fondi librari relativi alla cosiddetta “Area G” legata al nome di Sokrates, esattore delle imposte e uomo influente, attivo a Karanis tra il 142 e il 172 d.C.: in quella che era presumibilmente la sua dimora e in aree limitrofe sono stati infatti ritrovati numerosi testi documentari relativi a lui o a membri della sua famiglia, insieme ad alcuni significativi testi letterari (si veda El-Maghrabi – Römer 2015; utile la sintesi di Geens 2013). ↑
Cf. Funghi – Messeri Savorelli 1992b, pp. 56-58; si veda anche Houston 2009, pp. 247-261, benché si concentri su un altro fondo librario rispetto a quello preso in considerazione in questa scheda. ↑
Per la testimonianza su Pistelli cf. Ciampi 2009, p. 141 n. 60. ↑
Pistelli, per parte sua, sapeva che Grenfell e Hunt avevano scavato lì (per i riferimenti cf. la nota supra). ↑
Cf. Ciampi 2009, p. 132 n. 36, ripreso in pp. 144-145. Per altra bibliografia cf. infra. ↑
A questo fondo è dedicata una scheda apposita nel portale (vd. FONDK5-LET): i papiri di questo fondo vengono pubblicati in vari volumi (P.Oxy. V – P. Oxy. XV). ↑
Cf. rispettivamente Funghi – Messeri Savorelli 1992a, p. 77 n. 16, e 1992b, p. 55 n. 61. Anche Parsons 2014, p. 192, sembra ritenere che si tratti di un unico grande fondo librario. ↑
Mi riferisco soprattutto alle pp. 12-13 del report relativo alla quinta campagna di scavi, riportato in Bowman et al. 2007, pp. 362-363. ↑
Tali documenti sono riportati e commentati, rispettivamente, da Houston 2007, pp. 332-333, e Ciampi 2009, p. 139. ↑
Cf. Houston 2007, pp. 334-336. ↑
Che i due fondi siano sovrapponibili è ipotesi già di Turner 1952, pp. 80-81 n. 8, ed è stata corroborata da Funghi – Messeri Savorelli 1992a, pp. 75-79, e 1992b, pp. 55-56. Houston 2007 è stato molto prudente in proposito, ma Ciampi 2009, pp. 135-152, ha fornito una nuova e aggiornata discussione dell’intera problematica, ribadendo la plausibilità dell’ipotesi di Turner; anche Houston 2014, pp. 143-158, considera il terzo ritrovamento di Grenfell e Hunt e il ritrovamento di Breccia come parte dello stesso fondo. ↑
Con Houston 2014, p. 287, ritengo che PSI XI 1207 (Filone; cf. anche infra n. 19) abbia uno statuto un po’ particolare e non vada considerato parte del fondo librario dei Sarapioni. D’altro canto, anche papiri pubblicati in volumi successivi dei PSI sono da includersi tra quelli trovati da Breccia: un elenco preliminare in Funghi – Messeri Savorelli 1992a, p. 77 n. 18, con la precisazione che i papiri citati successivamente a PSI XII 1284 appartengono alle serie XIII (1301, 1302, 1305) e XIV (1379, 1382, 1387, 1388). ↑
E infatti Houston 2014, p. 144 n. 62, esclude, con plausibili motivazioni, dieci tra questi diciannove papiri letterari (si tratta di diciannove papiri e di venti testi perché P.Oxy. XVII 2086 contiene, sul recto e sul verso, due diverse opere entrambe anonime, cioè rispettivamente un commentario su una commedia e note di argomento retorico). ↑
Peraltro, come ha mostrato Ciampi 2009, pp. 150-151, due dei papiri documentari pubblicati in P.Oxy. XLVI e riconducibili ai Sarapioni provengono con ogni verosimiglianza proprio dal kôm Ali-el Gammân. ↑
Una lista completa dei casi in cui sia stato riconosciuto che papiri del “fondo Breccia” appartengano allo stesso rotolo o codice a cui appartiene un P.Oxy. si trova in Ciampi 2009, p. 146. Se si eccettuano i problematici casi di Senofonte e di Filone (casi 4. e 5. della lista di Ciampi; su Filone cf. supra n. 16 e sulle Elleniche di Senofonte rimando alla scheda apposita nella sezione “Autori e opere”), si tratta sempre di un volume dei P.Oxy. successivo al XVII, con netta prevalenza del XVIII. ↑
Si veda ancora Ciampi 2009, pp. 147-150: addirittura, PSI XV 1500, considerato di origine ignota, può essere ricondotto nell’alveo dei papiri trovati da Breccia con l’aiuto del numero di inventario del papiro ossirinchita P.Oxy. XVIII 2173 cui appare legato (5B.82). Si può forse aggiungere il caso dei papiri di Eupoli (PSI XI 1213 e P.Oxy. LXIII 4301, il cui numero di inventario è 5B.99/D[37-38]a), per cui rimando ai link nella sezione “Autori e opere”. ↑
Essa si basa su Houston 2014, pp. 287-296, ma si è preferito identificare i papiri con il loro siglum (PSI, P.Oxy. o, eventualmente, altri sigla) e, per ciascuno di essi, si è fornito il numero del Leuven Database of Ancient Books (LDAB), oltre che del catalogo Mertens-Pack 3 (MP3). Laddove si è ritenuto opportuno, sono state fatte alcune modifiche e integrazioni anche sulla base di acquisizioni della critica successive al 2014. ↑
Ma, come ammonisce, tra gli altri, Houston 2014, pp. 132-133, è metodologicamente sbagliato ragionare su ciò che manca in un fondo librario su papiro. ↑
D’obbligo il riferimento almeno a Cavallo 1996; ultimamente, sui papiri di I sec. a.C. e d.C. si veda Maltomini 2025. ↑
Tale è l’omogeneità cronologica dei papiri che la datazione al IV-V sec. d.C. è motivo che spinge Houston 2014, p. 144 n. 62, a non includere nel fondo dei Sarapioni i papiri letterari P.Oxy. XVII 2083 e 2089, pur appartenenti a P.Oxy. XVII; la scelta pare, in effetti, condivisibile. ↑
Sugli scribi di Ossirinco l’opera di riferimento è Johnson 2004. ↑
Alla luce di questo, risulta metodologicamente poco fondato (pace McNamee 2007, in particolare pp. 698-699 e 705-706; cf., comunque, le cautele espresse in pp. 695-696) considerare appartenenti al fondo dei Sarapioni papiri di provenienza ignota che siano vergati dalla stessa mano di un copista attestato in un rotolo del fondo dei Sarapioni. ↑
Altri casi di libri in doppia copia includono opere di Callimaco (Aitia), Eschilo (Mirmidoni), Esiodo (Teogonia) e Sofocle (Edipo Re): per dettagli ulteriori, si rimanda sempre alla sezione “Autori e opere”. ↑
Già Turner 1956 sottolinea come i papiri letterari rinvenuti a Ossirinco, sia di questo fondo librario sia di altri, siano stati concepiti ad uso di scholars. ↑
Si veda Lama 1991 per una disamina di copie letterarie rinvenute a Ossirinco scritte sul verso di rotoli documentari; sui papiri omerici cf. p. 97 (e cf. ora anche Carlesimo 2024). ↑
Per tutti questi casi rimando alle seguenti voci della sezione “Autori e opere”: “Homerus, Ilias”, “Arrianus, Vita Eumenis (?)”, “Anonymi Graeci, Lexicon tachigraphicum”, “Anonymi Graeci, Commentarius in comoediam”, “Anonymi Graeci, De rhetorica”. Cf. anche “Apollonius Rhodius” per un altro possibile caso di riuso. ↑
Cf. al riguardo soprattutto Carlesimo 2024, p. 60. ↑
Cf. Houston 2014, p. 152 e p. 156. ↑
Parsons 2014, p. 192, ritiene che il fondo sia stato scartato nel V sec.; va, però, tenuto presente che l’ipotesi di datazione da lui proposta presuppone l’idea che presso il kôm Ali-el Gammân sia stato rivenuto un solo fondo librario. Secondo Houston 2014, invece, il fondo librario dei Sarapioni, piuttosto omogeneo cronologicamente (cf. supra n. 24, per quanto riguarda i papiri letterari), sarebbe stato scartato a inizio IV sec. (Houston 2014, p. 146), mentre l’altro fondo ritrovato da Grenfell e Hunt presso il kôm sarebbe stato effettivamente gettato via intorno al 400 d.C. (Houston 2014, p. 167). ↑
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Titolo greco: Δικτυουλκοί (che, letteralmente, significa: "coloro che tirano le reti"). Dramma satiresco. PSI XI 1209 + P.Oxy.
XVIII 2161 (II sec. d.C.); LDAB 103, MP3 26
Titolo greco: Νιόβη. Tragedia. PSI XI 1208 (II sec. d.C.); LDAB
100, MP3 36.
Dallo stesso copista che ha vergato i papiri contenenti Dictyulci,
Glaucus Potnieus, Myrmidones e Niobe (identificato da Johnson 2004 come
“A3”) sono stati scritti anche altri papiri eschilei, pubblicati in P.Oxy. XVIII e
P.Oxy. XX. Dal punto di vista metodologico, è azzardato considerarli parte del
fondo riconducibile ai Sarapioni: il luogo del loro ritrovamento non è precisato
e la mano del copista in questione è stata identificata anche in un papiro che, presumibilmente, nulla ha a che fare con il fondo in questione (P.Oxy. X 1249). D’altra parte,
in P.Oxy. XVIII sono stati pubblicati papiri eschilei dei quali, grazie alla sovrapponibilità
con i papiri della società italiana, è possibile ipotizzare ragionevolmente che
appartengano al fondo dei Sarapioni: sia pure in mancanza dei papiri della società
italiana, è possibile almeno immaginare che anche gli altri papiri eschilei in
P.Oxy XVIII vergati da “A3” afferiscano allo stesso fondo. Si ritiene opportuno,
dunque, fornire di seguito una breve disamina delle opere eschilee contenute in
tali papiri. Maggiore grado di speculazione è richiesto, invece, per i papiri eschilei
contenuti in P.Oxy. XX (si tratta dei papiri da P.Oxy. XX 2245 a XX 2255), che
qui si preferisce non considerare.
Agamemnon Titolo greco: Ἀγαμέμνων. Tragedia. P.Oxy. XVIII 2178 (II sec. d.C.); LDAB 105, MP3 20.
Glaucus Pontius Titolo greco: Γλαῦκος Πόντιος. Tragedia o, più probabilmente, dramma satiresco. P.Oxy. XVIII 2159 (II sec. d.C.); LDAB 111, MP3 27.
Septem contra Thebas Titolo greco: Ἑπτὰ ἐπὶ Θήβας. Tragedia. P.Oxy. XVIII 2179 (II sec. d.C.); LDAB 106, MP3 21.
Theori vel Isthmiastae Titolo greco: Θεωροί ἤ Ἰσθμιασθαί. Dramma satiresco. P.Oxy. XVIII 2162 (II sec. d.C.); LDAB 117, MP3 42.
Xantriae (?) Titolo
greco: Ξάντριαι
(altro
titolo possibile: Σεμέλη).
Tragedia. P.Oxy.
XVIII 2164 (II sec. d.C.); LDAB 119, MP3 44.
Titolo greco: Μυρμιδόνες. Tragedia. Una copia in P.Oxy.
XVIII 2163 + PSI XV 1472 (II o II-III sec.
d.C.): PSI 15.1472 è stato distrutto nel 1944 a seguito dei bombardamenti; LDAB
124, MP3 33. Una seconda copia si trova probabilmente in PSI XI 1211 (II sec. d.C.); LDAB 104, MP3 34.
Titolo greco: Γλαῦκος Ποτνιεύς. Tragedia. PSI XI 1210 + P.Oxy.
XVIII 2160 (II sec. d.C.); LDAB
102, MP3 28 (cf. anche LDAB 101 e MP3 1701).
Titolo greco: Ἀργοναυτικά.
Libro II. P.Worp. 3 (II-III sec. d.C.); LDAB 113821, MP3 101.13. Il papiro, che contiene sul recto un testo documentario, proviene certamente dal kôm Ali-el Gammân, ma non è chiaro se possa appartenere o meno al fondo dei Sarapioni (cf. Ciampi 2009, p. 142 n. 66).
Titolo greco: Θεσμοφοριάζουσαι. Commedia. PSI XI 1194 (II
sec. d.C. o, secondo recenti studi, I sec. d.C.); LDAB 389, MP3 154.
Titolo greco: Βίος Εὐμένους (?), forse parte di un’opera storica complessiva
sulle vicende successive alla morte di Alessandro (Τὰ μετ’ Ἀλέξανδρον). PSI XII 1284 (II sec. d.C.); LDAB 409, MP3 168.01. Per l’opera sul verso di questo papiro cf. Anonymi Graeci, Lexicon tachigraphicum.
Titolo greco: Αἴτια.
P.Oxy. XVII 2079 + P.Oxy. XVIII 2167 + P.Oxy. XIX, pp. 147-149 (addendum) + PSI XI 1217A (frammenti a + b). Questi frammenti (II sec. d.C.), appartenenti a un unico rotolo, contengono certamente prologo e parte del libro I, insieme a qualche nota e materiale di dubbia collocazione (forse appartenente al libro III); LDAB 496, MP3 195.
Libro I. PSI XI 1217B (frammenti c + d, II sec. d.C.), che contiene parzialmente la stessa pericope che si trova in PSI XI 1217A; LDAB 144442, MP3 195.
Libro II. P.Oxy.
XVII 2080 (II sec. d.C.) + P.Oxy.
XIX, p. 147 (addendum), con molte annotazioni; LDAB 487, MP3 206,
Libro III. P.Oxy. XVIII 2173 + PSI XV 1500 (II-III sec. d.C.), che contiene il famoso brano della Victoria Berenices. In questo caso, l’attribuzione al fondo dei Sarapioni ha natura più congetturale, dal momento che si ha sovrapposizione tra un papiro di P.Oxy. XVIII e un papiro di PSI XV la cui provenienza non è specificata; l’attribuzione è stata recentemente corroborata da Ciampi 2009, p. 148, sulla base dei numeri di inventario. LDAB 495, MP3 207.2, MP3 207.21.
Libri III-IV (?). P.Oxy. XVIII 2170 + PSI XI 1218 (I-II sec. d.C.), che contiene parte del libro III e un brano tratto forse dal libro IV; LDAB 469, MP3 207.4.
Titolo greco: Ἴαμβοι, Μέλη (?). PSI XI 1216 + P.Oxy. XVIII 2171 + P.Oxy. XVIII 2172 (I o II sec. d.C.) + P.Oxy. XIX, p. 149 (addendum). Contiene frammenti dei giambi 4-7, insieme a frammenti di sede incerta, e l’opera detta Branchus, appartenente sempre ai giambi secondo alcuni studiosi, alle opere liriche di Callimaco secondo altri; LDAB 468, MP3 222.
Titolo greco: Πλούτοι. Commedia. PSI XI 1212 + PSI XII 1279 + P.Brux. inv. E 6842 (II sec. d.C.); LDAB 576, MP3 253.
Titolo greco: Πρὸς Λεπτίνην. PSI XI 1204 (II sec. d.C.); LDAB 633, MP3 301.
Titolo greco: Κατὰ Ἀφόβου, α’. PSI XI 1202 (II o inizio III sec. d.C.); LDAB 640, MP3 326.
Titolo greco: Ὀλυνθιακοί, γ’. PSI XI 1205 + PSI inv. 2018 (I-II sec. d.C.); LDAB 642, MP3 259.
Titolo greco: Κατὰ Ἀνδροτίωνος. PSI XI 1203 + PSI XVI 1605 (fine II sec. d.C.); LDAB 639, MP3 309.
Titolo greco: Θρᾷξ, Ἱππομέδων Μείζων. PSI XIV 1390 (II sec. d.C.). Sono state formulate varie ipotesi sull’argomento dei due poemetti esametrici in frammenti (del primo il materiale testuale pervenuto tramite il papiro è, peraltro, piuttosto abbondante); il papiro presenta molte annotazioni; LDAB 877, MP3 371, CPP 231.
Titolo greco: Προσπάλτιοι (?). PSI XI 1213 (I o inizio II sec. d.C.); LDAB 886, MP3 377. Dello stesso rotolo fa forse parte anche P.Oxy. LXIII 4301, il cui numero di inventario, cioè 5B.99/D(37-38)a, è compatibile con il terzo grande ritrovamento letterario di Grenfell e Hunt presso il kôm Ali-el Gammân (si veda, per un altro esempio, Ciampi 2009, p. 149); LDAB 888, MP3 1638.11.
Titolo greco: Ἀλκμαίων. PSI XIII 1302 (II sec. d.C.); LDAB 916, MP3 431. Forse allo stesso papiro appartiene anche P.Oxy. XLV 3215 (fr. 1); LDAB 936, MP3 431.1. Infine, è stato proposto (cf. Ciampi 2009, p. 146) che appartenga allo stesso rotolo P.Oxy. LXVIII 4639; LDAB 10218, MP3 1703.01.
Titolo greco: Φοίνισσαι. PSI XI 1193
(I o II sec. d.C.); LDAB
921, MP3 423.
Titolo greco: Ἱστορίαι
Libro I. P.Oxy. XVII 2095 (II sec. d.C.). Il papiro è stato rinforzato con strisce di papiro, che a loro volta presentano tracce di scrittura; LDAB 1135, MP3 462. Un’altra copia di trova in P.Oxy. XVII 2097 (III sec. d.C.); LDAB 1151, MP3 464.
Libro VIII. P.Oxy.
XVII 2099 (inizio II sec. d.C.); LDAB 1125,
MP3 481.
Titolo greco: Θεογονία. P.Oxy. 17.2090 (II sec. d.C.); LDAB 1190, MP3 492. Un’altra copia si trova in P.Oxy. 32.2639 + PSI 11.1191 (II o III sec. d.C.); LDAB 1185, MP3 493.2.
Titolo greco: Ἔργα (καὶ ἡμέραι). P.Oxy.
17.2091 (III sec. d.C.); LDAB 1242, MP3 490.
Titolo greco: Κατάλογος γυναικῶν; opera nota anche come Ἡοῖαι. P.Oxy. 28.2481 + PSI 13.1301 (II sec. d.C.); LDAB 1216, MP3 516.4. Sempre in P.Oxy. 28 è conservato un altro papiro contenente il testo del Catalogus, per giunta vergato dallo stesso scriba (identificato da Johnson 2004 come “B3”) di P.Oxy. 32.2639 + PSI 11.1191 (cf. Hesiodus, Theogonia): si tratta di P.Oxy. 28.2485 (LDAB 1246, MP3 517.2), il cui fr. 4 coincide con il fr. a di P.Oxy. 32.2639.
Titolo greco: Ἰλιάς.
Libro VI. PSI XI 1184v (II sec. d.C.), in cui sul recto si intravvede un frammento di registro; LDAB 1576, MP3 792. Un’altra copia in PSI XI 1185 + PSI XVI 1579 (II o III sec. d.C.), anch’esso un papiro di riuso (sul recto si trova un registro); LDAB 1774 + LDAB 220491, MP3 795.
Libro IX. PSI XI 1186 (I-II o II sec. d.C.); LDAB 1442, MP3 848. Un’altra copia in PSI XI 1187 (II sec. d.C.); LDAB 1577, MP3 849.
Libro X. PSI XI 1188v
+ PSI inv. 1621v (PSI Il. 21) + PSI inv. 1870v (PSI Il. 21). Il
testo iliadico risale al III sec. d.C., ma sul recto del papiro v’è un
registro di pagamenti di orzo, risalente al II sec. d.C. e redatto
nell’Arsinoites: per questo motivo, secondo Hickey 2009, pp. 68-69, il papiro
proverrebbe da Tebtunis e l’attribuzione ossirinchita deriverebbe da un errore
di catalogazione; riesame della questione e riattribuzione del papiro al fondo dei Sarapioni in Carlesimo 2024. LDAB 1759,
MP3 852.02.
Libro XXIII. PSI XIV 1379 (II sec. d.C.); LDAB 1582, MP3 1008.
Titolo greco: Ὀδυσσεία.
Libro V. PSI XI 1190 +
PSI inv. 576 (= PSI Od. 7) (fine II o III d.C.); LDAB 1779; MP3 1060.
Libro XVI. PSI XIV 1382 (II sec. d.C.); LDAB 1581, MP3 1124.
Titolo greco: Πρὸς Νικόκλεα. PSI
XI 1198 + PL III/1006 (II o, più probabilmente, fine I sec. d.C.); LDAB
2488, MP3 1253.
Titolo greco: Περὶ τῆς εἰρήνης. PSI
XI 1199 (II sec. d.C.); LDAB 2487, MP3 1271.
Titolo greco: Ἐπιτάφιος. PSI XI 1206 (II o inizio III sec.
d.C.); LDAB
2593, MP3 1291.
Titolo greco: ᾽Ολυμπιάδες (?). P.Oxy. XVII 2082 (II sec. d.C., forse verso la fine); LDAB 3698, MP3 1348. Sono state proposte attribuzioni alternative, ad esempio a Eratostene.
Titolo greco: Τίμαιος. PSI XI 1201 (II sec. d.C.,
probabilmente la prima metà); LDAB 3767, MP3 1426.
Titolo greco: Φαῖδρος. P.Oxy. XVII 2102 + P.Turner 7 (II sec. d.C.); LDAB 3796, MP3 1400.1.
Titolo greco: Γοργίας. PSI XI 1200 + PSI Congr. XIII 9 (II o fine I sec. d.C.); LDAB 3770, MP3 1414.
Titolo greco: Μέλη.
Libro II. P.Oxy. XVII 2076 (II o fine I sec. d.C.), che contiene il celebre brano delle nozze tra Ettore e Andromaca (fr. 44 Voigt); LDAB 3889, MP3 1448.
Titolo greco: Αἴας.
P.Oxy. XVII 2093 (fine II o inizio III sec. d.C.); LDAB 3936, MP3 1461.
Titolo greco: Οἰδίπους τύραννος. P.Oxy. XVIII 2180 + PSI XI 1192, con numerosi scoli (II sec. d.C.). Studi recenti, tuttavia, hanno evidenziato che probabilmente i due papiri appartengono a rotoli differenti: ciò implicherebbe che nel fondo dei Sarapioni vi fossero due copie della tragedia sofoclea. LDAB 3934, MP3 1466.
Titolo greco: Σκύριοι. È stata proposta anche l’attribuzione alla
tragedia Nauplius. P.Oxy.
XVII 2077 (fine II o inizio III sec. d.C.); LDAB 3937, MP3 1478.
Titolo greco: Ταὶ γυναῖκες αἳ τὰν θεόν φαντι ἐξελᾶν. L'attribuzione a questo mimo è congetturale ma verosimile, ed è stata ripresa dagli ultimi editori e studiosi di Sofrone; PSI XI 1214
(I sec. d.C.); LDAB
3961,
MP3 1482.
PSI XIV 1387 (II sec. d.C.). L’attribuzione
stessa a Sofrone di questo breve frammento è assai dubbia; LDAB
3963, MP3 1981.
Titolo greco: ἱστορίαι.
Libro I. P.Oxy.
LVII 3882 + PSI XI 1195 (III
sec. d.C.); LDAB
4096,
MP3 1509.
Titolo greco: Κύρου παιδεία.
Libro I. P.Oxy. XVII 2101; LDAB 4205, MP3 1545. La datazione di questo papiro è particolarmente problematica: se si accetta la datazione al IV sec. d.C., è improbabile che il papiro appartenga al fondo dei Sarapioni; viceversa, una datazione alla seconda metà del II sec. o all’inizio del III sec. d.C. sarebbe congruente con gli altri papiri del fondo. È stato anche proposto che allo stesso rotolo appartenga P.Oxy. XXXVI 2750 (LDAB 4202, MP3 1544.1).
Titolo greco: Ἀνάβασις.
Libro VI. PSI XI 1196 + PSI XV 1485 (II o, più probabilmente, III sec. d.C.); LDAB 4175, MP3 1542.
Titolo greco: Ἑλληνικά.
Libro V. PSI XI 1197, frr. a + b (fine I – inizio II sec. d.C.); LDAB 4170, MP3 1555.
Libro VI. PSI XI 1197, fr. c + PSI XVI 1593 (fine I – inizio II sec. d.C.); LDAB 4170, MP3 1555.1. Sembra si tratti di un papiro della stessa “edizione” del precedente. A questo papiro, tuttavia, si connette anche P.Oxy. II 226, il quale, pubblicato nel 1899, non è cronologicamente compatibile con gli scavi di Grenfell e Hunt presso il kôm Ali-el Gammân: per dare ragione di tale incongruenza, bisogna pensare, con Houston 2014, p. 293, che P.Oxy. II 226 sia stato trovato in un sondaggio preliminare presso il kôm, anni prima che fossero iniziati lì gli scavi, oppure che si tratti di un “frammento volante” che, trasportato dal vento nel momento in cui l’intero rotolo è stato gettato via, è finito altrove.
PSI XII 1281 (II sec. d.C.); LDAB
4604, MP3 1636.
PSI
XIV 1388 (II sec. d.C.); LDAB 6853, MP3 1637.
PSI
XI 1215 (I-II sec. d.C.). L’argomento è l’utilità della
retorica nei regimi di democrazia e oligarchia: è stata recentemente proposta
una datazione dell’opera al IV sec. a.C. e, sia pur con molta cautela,
un’attribuzione ad Antistene. LDAB
4435,
MP3
2098.
PSI XI 1221 (II sec. d.C.); forse si tratta di un frammento di un trattato di retorica o di appunti di lezione. LDAB 4607, MP3 2298.
P.Oxy.
XVII 2086v (III sec. d.C.); si tratta di un frammento di trattato di retorica. Per l’opera sul recto cf. Anonymi Graeci, Commentarius
in comoediam. LDAB 5367, MP3
2300, CPP 356.
PSI
XI 1222 (inizio III sec. d.C.); l’orazione è pronunciata di
fronte a un imperatore. A proposito di questo testo, si è pensato a un
esercizio di scuola o a un discorso realmente pronunciato in difesa di un
membro della famiglia dei Sarapioni; è stata addirittura suggerita la sua inclusione
negli Acta Alexandrinorum. LDAB 5019,
MP3
2522.
PSI XIII 1305 (seconda metà I sec.
d.C.); si tratta di un frammento di romanzo greco su Nino; analisi e bibliografia aggiornate in Maltomini c.d.s. LDAB
4296, MP3
2617.
PSI XI 1220 + P.Oxy.
LXXI 4811 (II sec. d.C.); in realtà non è certo che i due frammenti appartengano
allo stesso rotolo di papiro, ma è assai probabile che contengano la stessa
opera, ossia un romanzo greco. LDAB 5025, LDAB
112366; MP3
2625, MP3
2625.01.
PSI
XIV 1391 (II sec. d.C.); il componimento commentato ci è noto
parzialmente tramite P.Oxy. XXXII 2622, ma è improbabile che si tratti del secondo Ditirambo di Pindaro, come si riteneva in passato. LDAB 3746, MP3 1949.
PSI XI 1219 (II sec. d.C., ma sono state proposte altre datazioni). Si tratta dei cosiddetti Scholia Florentina; LDAB 498, MP3 196, CPP 196.
P.Oxy.
XVII 2085 (I-II sec. o inizio II sec. d.C.); LDAB 876,
MP3 374.
P.Oxy.
XVII 2086r (seconda metà II sec. d.C.); per l’opera sul verso cf. Anonymi
Graeci, De rhetorica. LDAB 4810, MP3
2860, CPP 358.
P.Oxy. XVII 2087 (II sec. d.C.); il glossario è particolarmente significativo in relazione alle citazioni aristoteliche (vd. BIBARIST-LET). LDAB 4806, MP3 2120, CPP 289.
PSI XII 1284v = PSI XX Congr. 4 (II
sec. d.C.); per l’opera sul recto cf. Arrianus, Vita Eumenis (?).
LDAB
4659, MP3
2776.5.
Oratio (?). P.Cair. J.E. 47991r (II/III sec. d.C.); si tratta forse di un frammento di orazione giudiziaria (cf. Canfora-Pintaudi 2004/2005 e Minutoli-Ucciardello 2004/2005). Il luogo esatto di ritrovamento di questo papiro è ignoto, ma sul verso si trova il nome di Sarapione, al genitivo (Σαραπίωνος); ciò ha fatto pensare che possa provenire dal kôm Ali-el Gammân e, in particolare, dal fondo dei Sarapioni.
Anapesti (?). P.Pintaudi 3; potrebbe trattarsi della conclusione di un dramma satiresco. Il luogo esatto di ritrovamento di questo papiro è ignoto, ma sul recto si trova un testo documentario con il nome di Sarapione (Σαραπίων[); ciò ha fatto pensare che possa provenire dal kôm Ali-el Gammân e, in particolare, dal fondo dei Sarapioni. LDAB 144547, MP3 1742.02.
P.Oxy. XVII 2088 = CLA 1714 (I o II sec d.C.). Si tratta di un’opera di carattere storico o antiquario e sono state proposte varie attribuzioni, a partire da autori repubblicani (Catone, Vennonio, Varrone, Tuberone) fino ad autori della prima età imperiale (Fenestella); LDAB 4535, MP3 2999.
Francesco Cannizzaro -
Università degli studi di Firenze
Cita come: Francesco Cannizzaro, Fondo librario dei Sarapioni_Scheda Letteraria, anno 2025, DOI 10.35948/DILEF/Dalib/3833 contenuto in Valeria Piano, Barbara del Giovane (a cura di), DaLiB. Dal Libro alla biblioteca, DILEF Unifi 2023.
Ricevuto il: 11/03/2024
Pubblicato online il: 17/09/2025
DOI: 10.35948/DILEF/Dalib/3833
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